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Non si vive bene con la paura appiccicata addosso: siamo qui, in mezzo al nulla, con la rabbia che sale e le provviste che scendono. Tu te ne stai chiuso nella tua cabina, con l’arroganza dei capi che nessuno vuole più seguire; non ti sei guadagnato né il rispetto né l’autorevolezza. Ti è rimasta solo l’autorità e sei capo solo perché lo afferma un pezzo di carta; ma qui, in mezzo al nulla, la carta è buona solo per usi molto pratici.

Ti sei impuntato, da quel grand’uomo che credi di essere, e ci stai portando alla rovina. Non hai idea di ciò che stai facendo e stai seguendo il vento perché non hai idee migliori. Rimpiango il fatto che la mia salvezza, se verrà, sarà la tua, e che il mio successo, se lo coglierò, si tramuterà istantaneamente nel tuo trionfo. Ma io devo fare quello che faccio prima per me. Per i miei compagni. Se gratificherà anche te sarà affar tuo, ma non credere che me ne scorderò facilmente: passerò il resto dei miei giorni a ricordartelo.

C’è una grande strada, ma è alle nostre spalle: Iddio ci ha aiutati a farla così, larga e lunga, pavimento che segue il nostro percorso a ritroso, da dove siamo fino all’orizzonte sorgente del nostro viaggio. Sono passati giorni e lune interminabili, e infine un peso viscido ci ha preso: in molti vorrebbero cedere e tornare sui propri passi. Ma tu insisti: scavalchi i nostri timori e pretendi di proseguire qualche giorno ancora. Io sono la nostra unica salvezza. Solo io posso garantirci un futuro e non un passato. Me ne sto di vedetta, con i miei occhi puntati sul domani e con gli occhi di tutti puntati addosso, come se la sorte dipendesse da me e fossi io l’artefice di questo mondo.

Forse è davvero così: tutto dipende da me, dalla mia forza di volontà, dalla mia capacità di persuadere il destino alla clemenza.

La solitudine, qui, mi pesa; sono solo nel buio, e le stelle mi dicono che la mezzanotte è passata da due ore. Ci vogliono le spalle larghe per sopportare le aspettative di tutti, compresi quelli che dovrebbero essere i destinatari delle mie. Annuso l’aria, nella speranza che mi porti una novità. Mi volto ancora una volta, e prego la strada alle mie spalle di aprirsi anche di fronte a me. La vedo piena di spuma, dopo aver tagliato le onde. Poi guardo davanti a me e sorrido: sarò io a dare la notizia che tutti si aspettano. Riempio i polmoni mentre penso che la gente ricorderà a lungo il mio nome. Mi chiamo Rodrigo e posso urlare: “Terra!”

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