Le mie 8 parole

paracqua

MirrorEra passato come era arrivato l’acquazzone. Ora il cielo era di un azzurro accecante, dello scroscio improvviso rimaneva  una larga pozzanghera che inondava la strada da un marciapiede all’altro. Ero incantato dal mondo al rovescio riflesso dalla superficie nitida di quel lago sottile, costituiva un mondo cristallino e fragilissimo che poteva distorcersi alla minima increspatura della superficie dell’acqua o addirittura frantumarsi in mille pezzi. Così sullo sfondo del cielo vedevo una donna che si muoveva guardinga sull’orlo del guado per non bagnarsi gli stivali di pelle grigia, ora chiudeva il grande ombrello arcobaleno e lo sgocciolio di questo ne deformava la sua stessa immagine nella geometria elastica del mondo al contrario. Il cielo si fletteva, gli spicchi colorati dell’ombrello si arrotolavano l’uno sugli altri  per poi spezzarsi in gocce caleidoscopiche. Sopraggiunse un’automobile, irruppe nello specchio alzando due ali spumose di acqua ai lati del suo ingresso e tutto quel mondo liquido andò  in frantumi.

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