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La lettera era arrivata con la posta della mattina e Luca l’aveva ritirata solo a sera, rientrando dal lavoro. Era stata spedita da un noto studio legale del suo paese di origine, ma lui era troppo stanco per interessarsene e, considerando che ormai con quel mezzo di comunicazione arrivavano solo brutte notizie, l’aveva abbandonata ancora chiusa sulla scrivania, rimandando all’indomani la sua lettura. Aveva bisogno di rilassarsi, al lavoro lo stavano massacrando: non c’era alcun orario da rispettare, nel senso che sapeva quando incominciava, ma non quando avrebbe finito, c’era sempre qualche problema urgente da risolvere, qualche emergenza dell’ultimo minuto ed essendo lui il nuovo arrivato, tutto il lavoro fastidioso gli veniva scaricato addosso. Le cassette di verdura da scaricare al mercato diventavano sempre più pesanti e nessuno che dicesse mai grazie, tutto era dovuto. Perfino Argo aveva capito che, per quella sera, era meglio non insistere con i salti e i finti agguati ai suoi polpacci, e considerando la scarsa fantasia che aveva avuto per dargli un nome, il povero cane avrebbe avuto tutto il motivo di essere risentito e azzannarlo sul serio, ma poiché aveva un buon carattere si era accucciato sul tappetino aspettando che il suo padrone cenasse e poi si decidesse a riempire anche la sua ciotola. Luca lo guardò spazientito quando si accorse dei brandelli di pantofola e del tubetto di dentifricio crivellato dai canini appuntiti dell’animale.

<<Ma cosa hai combinato, Argo, devi smetterla di masticare le mie cose! Non scodinzolare, tanto lo so che sei stato tu.>>

<<Mi pare ovvio, ci siamo solo noi due, chi vuoi che possa essere stato? Avevo sentito qualcuno dire quanto fosse intelligente questo ragazzo, una laurea con il massimo dei voti, un giovane e promettente avvocato! Sarà stato solo un amico che gli era molto affezionato…Ops, ma questo si deve mettere tra virgolette? Non ci sono regole per il discorso diretto canino… e sì, perché anch’io ho una bella responsabilità in questo racconto e forse sarebbe meglio metterlo in corsivo con la dicitura ‘Pensieri intelligenti di un cane affamato…no, meglio ‘Riflessioni di un cane intelligente da guardia’… fa molto più figo!>>

<<Non mi guardare con questi occhi fintobuoni, lo so che scoprirò altri disastri.>>

<<Perché non apri quella lettera, invece di dire spiritosaggini, lo sai che noi cani sentiamo certe vibrazioni che voi umani neppure immaginate, e poi se non ti disturba, avrei bisogno di fare due passi, ma è meglio se vado a prendere il guinzaglio e te lo mostro, così mi adeguo alla regola del ‘Show, don’t tell’, che permette di superare ogni genere di incomprensioni, in questo caso di specie, ché mi ricordo il certosino della signora accanto, mica mi ha detto voglio essere tuo amico. Mi è venuto vicino, dandomi una strusciatina e facendo bassi e profondi ‘cruuu, crruu, crrruuu’ e infatti io ho capito subito.>>

<<Hai ragione, Argo, anche tu hai le tue necessità, vediamo se ha smesso di piovere ché non so dove ho scordato l’ombrello, magari facciamo che io mi siedo nell’automobile, guido piano e sporgo solo la mano che tiene il guinzaglio, che ne dici?>>

Luca prese di malavoglia il guinzaglio che penzolava dalla bocca del cane, chiedendosi perché si ostinasse a fare domande come se quella massa di pelo gli potesse rispondere. Infilò il giaccone, indossò il cappello di lana, prese le chiavi dell’automobile e scese in strada.

<<Accidenti, una ruota bucata. Mi tocca fare una passeggiata sotto la pioggia, se corriamo fino ai portici forse ci bagneremo poco.>> La corsa e l’aria fredda lo avevano ricaricato di energie e l’immagine della lettera tornò alla mente. De Stefani era l’avvocato con il quale aveva sostenuto un colloquio di lavoro due mesi prima. Forse gli comunicava che non avevano bisogno di lui…magari era il contrario, era possibile che gli stessero proponendo un lavoro? Argo, da bravo supporter intelligente abbaiò in direzione di casa. Entrambi si misero a correre sotto la pioggia come se avessero le ali ai piedi, era certamente un lavoro, non poteva essere sempre tutto nero. Videro che a Est il cielo iniziava a schiarirsi e la notte si annunciava chiara e senza vento.

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