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Comincio io, con una cosa scritta un po’ di getto sulla falsariga delle Centurie, di Giorgio Manganelli.

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Un uomo, vestito di grigio ma con un cappello chiaro, è fermo all’angolo tra due strade. Ha un appuntamento con una donna, anche se non saprebbe dire se lo attenda un incontro galante: dopotutto, l’ha appena conosciuta. Lei è di una bellezza molto evanescente, e si fa notare più per la timidezza e le maniere gentili; si sono parlati poco, ma ha chiesto in giro e tutti concordano che lei sia una persona posata e con una capacità rara di comprendere chi le sta al fianco. Mentre continua ad aspettarla, l’uomo è felice: non potrebbe mai stare al fianco di una donna dalla bellezza sguaiata, che sbandieri in faccia al proprio prossimo il rosso infuocato del rossetto e delle unghie. Anzi, più ci pensa più le doti della donna gli piacciono, e sente che la sua quieta compostezza è la caratteristica che più lo attrae. Sa che questa tranquillo sentimento potrebbe accompagnarlo per tutta la vita ma non il desiderio, che brucerebbe in un istante per lasciarlo più assetato di prima. Si arrovella un po’, perché anche lui è timido e non c’è cosa che lo imbarazzi di più che mettersi a fare la ruota come certi pavoni. Come farà a fare il primo passo? Sa che lei non è certo il tipo che si impressiona per una bella automobile. Né, d’altra parte, lui è uno che possieda un tale mezzo di trasporto, per fortuna. Il cielo è scuro, per via di certi nuvoloni. Così, spera che scenda qualche goccia e che lui possa, con compostezza, aprire l’ombrello e invitarla a stringersi al suo fianco. Nelle settimane seguenti, si sarebbe seduto alla scrivania per inviarle qualche lettera prima amichevole e poi, via via che lei non si fosse negata, sempre più scopertamente amorosa. Avrebbero avuto una relazione tranquilla, di quelle in cui lui sarebbe sceso alla sera per fare un giro attorno all’isolato fumando una sigaretta e portando a spasso il cane. Sarebbe stato un matrimonio placido, con lunghe domeniche silenziose. Infine, con gli anni, sarebbe subentrata quella noia stanca delle coppie di lungo corso, per le quali persino il dentifricio diventa motivo di discussione. L’uomo strizza il tubetto dalla fine, ma lei lo avrebbe strizzato di sicuro dal centro. Ne era certo. Avrebbero finito per litigare sottovoce; lei avrebbe sibilato che lui le aveva rubato gli anni migliori della sua vita e lui se ne sarebbe fuggito al bar, pur di non discutere e alzare la voce. Nell’allungarsi dell’attesa, mentre il sole è ormai sceso, cresce anche il suo risentimento perché l’uomo sa che sarebbe stato lui a darle i migliori anni della sua vita. Infine, del tutto contrariato, maledice l’appuntamento e se ne va, senza che lei si sia fatta vedere.

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