Tag

, , , , , , , , ,

Per anni, il mondo attorno aveva creduto fosse come una nebbia che persiste fuori dalla sua stagione, una cortina di sicurezza a tenere le cose a distanza. Era uno stare in bilico tra benessere e oppressione, con la convinzione che sarebbe bastato un soffio per diradare la foschia a suo piacere.
Più avanti nel tempo, gli era sembrato che il cumulo di affetti, di incombenze, di amici, di lavoro, di svaghi, tutti da subire più che cercare, fosse diventato una ragnatela sulla pelle che puoi sempre distruggere con una manata di fastidio.
Quindi fu la volta della sindrome da accerchiamento, sai gli indiani, la minaccia delle frecce e delle lance, indiani ovunque attorno ai carri dei pionieri in cerchio. Ma la sua angoscia di morire trafitto dalla vita era poco più di un gioco, che tanto, prima o poi, arriveranno i nostri.
Ma il soffio di potenza, la manata di fastidio, i soldati blu in soccorso, lui non si decideva. C’è tempo, si diceva, posso salvarmi quando voglio. E non voleva mai, che in fondo i compiti, i consigli, gli incarichi, i suggerimenti d’altri, per quanto lo potessero irritare, gli alleggerivano la vita, era un sollievo non prender decisioni in prima persona.
Quando si accorse che la pressione che percepiva dall’esterno era in realtà una rete che si stringeva sempre più attorno a lui, lui pesce con sempre meno acqua in cui nuotare, lui uccello che non ricordava il cielo, prima la voliera a illuderlo di non aver confini poi una gabbia dove non poteva nemmeno sbattere le ali, quando capì la consistenza in ferro della rete e l’esiguità dei buchi tra le maglie, quando comprese l’irreversibilità dell’argano, ogni suo giro un avviluppo a chiudere, ormai era tardi per opporsi, a quel punto una chimera solo a pensarla la ribellione a ribaltare il tavolo.
Così si arrese senza lottare. Come fosse sonno si abbandonò alla rete, lasciò che lo avvolgesse un giro dopo l’altro, un bozzolo a soffocare lentamente. Lui baco senza seta e senza sete di diventare mai farfalla.

Annunci