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Non si erano ancora incontrati, ma Lei sapeva già che Lui sarebbe divenuto il padre dei suoi figli. Lui invece, da buon maschio interessato principalmente alla diffusione del seme, sapeva che con Lei sarebbe stata una scopata memorabile. Difficile, con questi presupposti, immaginare la bella storia d’amore che sarebbe nata dal loro incontro, invece…

Daniza era nata in Slovenia 19 anni fa, ma viveva in Trentino dal 2000 e ormai quella era la sua casa. Ne amava le foreste, gli spazi infiniti, le valli solcate dai limpidi e scintillanti torrenti, le grandi montagne dalle pareti strapiombanti che si ergono imponenti sopra i boschi di abeti, le gelide cascate sotto le quali talvolta amava bagnarsi. Si sentiva libera e lo era veramente, libera come non era mai stata, padrona del proprio destino, felice semplicemente di essere, di respirare, di vivere.

Di Lui non sappiamo granché, lo chiamavano M2 ed era più giovane di Daniza. Audace, baldanzoso e un po’ arrogante come sono i giovani quando, sicuri di se, della propria forza e bellezza, fiutano la femmina e si pavoneggiano per impressionarla. Bruno, robusto, veniva da lontano, ma da qualche tempo bazzicava tra la Val di Non e la Val di Sole.

Sappiamo che si incontrarono il 24 aprile 2013, in un mattino fulgido come la primavera che era sbocciata trionfante, come la bella stagione che si stava affacciando e dipingeva le loro giornate del color dell’ottimismo e della leggerezza.

La costanza di M2 era stata premiata. Aveva scoperto le tracce di Daniza alcuni giorni prima e da allora l’aveva cercata, l’aveva inseguita con la perseveranza di un cacciatore quale Lui era, rincorrendola disperatamente giorno e notte. Dall’alta Val d’Algone aveva superato il passo Bregn de l’Ors, da qui fino alla confluenza tra il Sarca di Campiglio e di Nambrone e quindi su, sui ripidi pendii fino a Clemp. Una lunga marcia di 16 chilometri e ora che l’aveva raggiunta non l’avrebbe lasciata andare. Sarebbe stata sua.

Le cime erano ancora innevate e i pascoli, in parte ancora coperti da un sempre più sottile manto nevoso, iniziavano a risvegliarsi dopo il lungo sonno invernale. I camosci li osservavano dall’alto delle rupi, attenti alle loro movenze e pronti a disperdersi al primo movimento sospetto dei due cacciatori. I crocchi bianchi e viola sbocciavano qua e là e sui rami degli alberi spuntavano le prime foglioline verdi, di quel verde chiaro e acerbo che sa di giovinezza.

In un primo momento fu solo sorpresa, i loro occhi si incontrarono, si fissarono a lungo, poi iniziò la loro danza. I loro corpi sodi si cercavano, si incontravano e respingevano. Il fiato caldo usciva dalle bocche semiaperte, come un fumo leggero che si leva dalla fiamma ardente, e si confondeva nella nebbia che aleggiava sull’erba umida del mattino. Il loro canto, greve, prolungato, riecheggiava nella valle. Non sappiamo se Daniza abbia accettato subito la proposta amorosa di Lui, quel che sappiamo per certo è che, da quel primo incontro, per 17 giorni vissero insieme notte e dì, amandosi più volte in quell’Eden selvaggio e lontano da ogni sguardo.

La notte cacciavano assieme e non avevano creduto ai loro occhi quando incontrarono un gregge di pecore, 49 per la precisione, che stazionava beato sull’alpe. Senza nutrire il minimo dubbio si erano lanciati all’inseguimento delle povere bestie che, terrorizzate, si erano messe in fuga. Questa d’altronde era la loro natura, come potevano comportarsi diversamente? Daniza e M2 erano cacciatori e quando il gregge spaventato iniziò a fuggire si misero a rincorrerlo. Le pecore non si accorsero che la via di fuga non offriva scampo e continuarono la loro corsa disperata incontro alla morte: nell’oscurità di quella notte senza luna le attendeva un pauroso dirupo in cui precipitarono una dopo l’altra.

Daniza e M2 non avevano capito la gravità di quanto avvenuto, non potevano comprendere il freddo calcolo, il principio del mio e del tuo, gli oscuri disegni dell’uomo. Ma soprattutto non potevano capire odio e vendetta, tutela, diritto, patrimonio, investimenti, lavoro e proprietà. Sono concetti che non appartengono alla natura.

Più o meno in quelle stesse ore un altro incontro si stava svolgendo molti chilometri più in là e molto più in basso. A Trento la sala consiliare era gremita.

– Quelli di Pinzolo non ne possono più delle scorribande – sussurrava il Segretario all’Assessore – e con le elezioni alle porte da qui a ottobre faranno tutto il casino possibile.

C’era il Maturi in prima fila, con un tabellone su cui aveva affisso le foto dei suoi animali razziati, alcune delle quali erano veramente impressionanti e non c’era alcun dubbio che le avesse selezionate proprio per tale motivo. Il Maffei aveva portato i campanacci delle sue vacche: l’anno prima un orso ne aveva ammazzate due e quello era tutto ciò che rimaneva delle povere bestie. Continuava ad agitarli ininterrottamente e nella bolgia della sala consiliare creava un fracasso infernale impedendo che l’Assemblea iniziasse i lavori. Il Pichler aveva cercato di entrare nella sala con i suoi cani da pastore, peraltro mansueti come agnellini, ma gli uscieri, non senza fatica, glielo avevano impedito e avevano tenuto fuori i due cagnoloni che ora stazionavano sul portico esterno con una bella ciotola di zuppa fumante davanti a se. Allevatori e agricoltori erano scesi dalle loro valli con i trattori, le falci, le motoseghe, i tosapecore, gli erpici, le falciatrici e i temutissimi spandiletame, che nessuno sperava di vedere all’opera nella sede dell’Amministrazione.

Tra urla, proteste, grida di scherno, risate e il suono dei campanacci del Maffei che sovrastavano ogni cosa, i consiglieri attendevano pazienti di poter iniziare la seduta. Intanto il Segretario, afflitto e sconsolato, sollevava la testa verso il cielo, oscurato dal soffitto decorato di stucchi, e perforandolo con gli occhi usciva con lo sguardo allo scoperto e andava su, sempre più su, oltre le nubi, fin sulle vette e i ghiacciai, dove volano le aquile e i camosci saltano di rupe in rupe.

Lassù anche Daniza e M2, incuranti delle pene e dei problemi dell’uomo, continuavano a stare assieme. Nel grembo di Lei ancora una volta era avvenuto il miracolo e la magia della natura che rigenera se stessa, come avviene ogni anno a primavera. Ma era giunta l’ora di lasciarsi e a mezzanotte del 12 maggio si separarono: Daniza se ne andò a sud per portare avanti la sua gravidanza e dove un giorno avrebbe partorito i suoi due cuccioli d’orso, M2 tentò di seguirla, ma poi andò anche lui per la sua strada che portava verso altre montagne, altre avventure e verso altri incontri.

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