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SCENA: Un locale per spogliarelliste. La musica alta, le luci soffuse e i lampi delle stroboscopiche fanno intuire che lo spettacolo è in corso. Una donna è appoggiata al bancone del bar, dando le spalle alla platea. Un uomo di mezza età si avvicina per ordinare, ma prima che il barman (che non è in scena) si avvicini a prendere l’ordine, lui la guarda sorpreso e comincia a parlarle.
— Che sorpresa trovarti qui, Anna.
— Se fossi ancora tua moglie, staresti per passare un brutto quarto d’ora.
— Gli anni passano, ma sei sempre uguale, eh?
— Invece no, perché oggi non ti sgriderò. Vieni qui, fatti abbracciare.
— Come sei diventata espansiva…
— Gli anni passano, ma la gente cambia. Come stai?
— [Pausa] Lavoro, ecco tutto. Non poco, di questi tempi.
— Sì, ma… nella vita?
— Vita? Non c’è granché da raccontare, da quando sei andata via.
— Vorresti dirmi che, da quando ci siamo lasciati, non hai più avuto una donna?
— Se devo essere sincero, no.
— È per questo che sei qui?
— Non ho nessuno: fuori dall’ufficio, per me, c’è solo tanta noia. Le domeniche non passano mai. Le serate neppure. Così, al sabato sera, vengo qui. C’è la musica. Le luci colorate. Gente che parla.
— Io mi deprimerei ancora di più!
— Io, invece, mi sento meno solo.
— Non hai neanche un amico?
— Amici? Hanno tutti famiglia. I figli. Ma io…
— Sei il solito orso. E così? Non fai proprio niente?
— Ho ricominciato a fumare.
— Bella roba. Non siamo mai stati uguali, noi due.
— Però, come si dice, gli opposti si attraggono.
— Oppure litigano. Non te ne ricordi più?
— Eravamo così giovani e inesperti. [Pausa] Lascia che ti offra qualcosa da bere. Cosa prendi?
— Un mojito, grazie.
— [Sorride] Da quando bevi alcolici?
— Mi capita, a volte. Sarà la musica che fa venire voglia di ballare… Oppure le luci colorate e la penombra invitante degli angoli… [Muove i fianchi, mimando un passo di danza che sembra quasi un amplesso] Mmm… Non so, ma tutta l’atmosfera, qui, mi fa venire voglia di ubriacarmi.
— Beata te. Anche io vorrei essere così… così…
— Così… come?
— Sei cambiata tanto, lo sai? Una volta non eri così s… spigliata.
— O volevi dire simpatica?
— Scusa, io non…
— Ma no. Non preoccuparti. Come sei teso, mio caro. Non mi offendo, se mi dici che sono simpatica. Anzi.
— Sembra che gli anni, per te, non siano passati. Sei bella come allora, sembri persino ringiovanita. A me, invece, è cresciuta quest’orribile pancia. Senza contare questi capelli bianchi; sempre più radi, per giunta.
— La palestra, l’estetista e la parrucchiera fanno miracoli.
— Sì, ma non è solo quello. Sei… radiosa.
— Davvero? Grazie.
— Io non so cosa faccia, tu, nella vita. Però, se il destino ci ha fatto rincontrare… Addirittura in un locale come questo.
— È davvero strano, dopo tanti anni, rivedersi proprio in un club per spogliarelliste.
— Magari potremmo vederci, fuori. In qualche posto più normale. In ricordo dei vecchi tempi. Cosa ne dici?
— Non credo che sia una buona idea.
— Perché? Pensi che non funzionerebbe? Che torneremmo a litigare? Oppure…
— Frena. Vedi quella ragazza, là, sul palco?
— Chi? La bionda? Quella che ha appena finito di esibirsi al palo?
— Sì. Sto con lei, adesso: sono solo venuta a prenderla, poi andiamo a casa sua. È lì che abito. Scusa, ma devo proprio scappare: mi aspetta in camerino ed è molto gelosa, lei. Addio!

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