Giovane, timido, era arrivato da una squadra di categoria inferiore.
Difensore, bel fisico, piedi ruvidi, buono a spezzare il gioco.
Fu per via di tre infortuni che un giorno l’allenatore lo fece giocare in mezzo. All’inizio si sentì perso, come in un mare, ma dentro una voce gli sussurrava – “corri libero, imposta, rifinisci”. Una mezzala. Generosa. A tutto campo. Coi piedi non più sordi.
La sua pazienza nel sacrificarsi diminuì quando si accorse che possedeva il colpo: cominciò a far gol, uno dietro l’altro, da ogni posizione, e la stagione dopo, fu lui il centravanti, capitano e leader. Il terminale unico di tutta la manovra, che reclamava per sé tutti i palloni. Che cazziava i compagni ad ogni errore.
Un giovane difensore, bel fisico, piedi ruvidi, faceva nel frattempo il suo timido esordio in prima squadra.

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