“Dlin dlon – Il treno è in arrivo alla stazione di……, al binario…..”, la stazione e il binario inventateveli voi. Il fatto è che, insomma…, ecco…., il viaggio è finito, siamo arrivati a destinazione.

Scendono tutti.

Il primo è l’ing. Bruno Marrone che va di fretta e che tutti hanno fatto passare avanti, per liberarsene il prima possibile; poi piano piano, alla spicciolata ecco anche gli altri: c’è Enrichetta, col volto stranito mentre ripensa alle sue visioni sconce; c’è Emma che si guarda intorno e che nessuno vede, perché è come se la luce l’attraversasse; c’è un uomo senza nome con il volto serio, teso, con in testa il suo ultimo appuntamento. Cloe li vede scendere tutti. Li segue ad uno ad uno con lo sguardo: sa chi sono, cosa fanno, dove andranno. Sopra il treno, vuoto, rimane solamente un bacherozzo, ora nascosto in una fessura di uno scompartimento. Per questa volta l’ha scampata. Chi ha ascoltato le sue povere ragioni, ha pensato bene di graziarlo. Il capostazione credeva di aver finito la carriera per i casini combinati  e invece è stato promosso,  – cose che succedono da queste parti, d’altronde lo zio parlamentare serve  al momento del bisogno – e può perseverare nel gesto di specchiarsi nelle vetrate della sua nuova bella stanza, continuando a ritenersi un genio, forse a ragione.
Il viaggio è già finito. È stato allegro, preoccupato, triste.
Bello. Come sempre.
Forse solamente troppo breve.

 

Andando a memoria, mi par di ricordare che malos, tempo fa, alla fine dei “racconti che siamo” commentò giudicando negativamente la tornata per la scarsa partecipazione ottenuta.

Io, al contrario, direi che allora si andava di lusso rispetto ad ora: non sono poche le penne abituali in questo blog ad avere mancato l’appuntamento e i racconti, seppure tutti interessanti, come di consueto, sono stati appena sette.

Cosa si potrebbe fare, mi chiedo, per migliorare la situazione? Io stesso sono stato assente in alcune tornate e non posso sempre assicurare una presenza costante causa gli impegni della vita di ogni giorno – e lo stesso discorso credo possa valere per tutti coloro che qui dentro scrivono o hanno scritto nelle sessioni precedenti.

Provo a buttare lì un’ipotesi che potrebbe anche diventare un’idea: il blog, tra una tornata e l’altra se ne sta lì quiescente – mezzo morto direi – per circa un paio di mesi e magari coloro che vi si affacciano più o meno casualmente lo vedono in quelle condizioni, escono e se lo dimenticano. Se invece – ed è qui che la butto – negli intervalli di tempo tra due “temi” si inserissero racconti, aforismi, poesie, anche parole in libertà, in maniera da non fermare mai del tutto l’attività del blog, forse i visitatori si sentirebbero più invogliati ad entrare, leggere, intervenire e magari contribuire con le loro cose allo sviluppo del blog stesso: in questo modo anche le assenze occasionali degli habitué sarebbero meglio digerite e l’allargamento ad altri scrittori porterebbe a un sicuro arricchimento per tutti quanti.

Ecco, l’ho detta. Così. Per ora. È solo una scusa per avviare una sorta di dibattito riguardo il destino del blog, finora magistralmente sorretto dalla passione, dalla bravura, del mostro a due teste, mobybic che ringrazio calorosamente, penso di poter dire a nome di tutti.

Via, vediamo se si può fare qualcosa per questo “malato”…

Per il momento invio un caro saluto a tutti gli aficionados e, rivolto agli ospiti casuali che eventualmente leggessero queste righe, mi sento di dire: “Venghino, signori, venghino, c’è posto per tutti qui – e ora che fa freddo, meglio ancora, così ci si riscalda.”

Ah dimenticavo, son solo sei i racconti ma c’è il rito consueto da compiere: l’indovinal’autore e, a seguire, l’outing con assunzione di responsabilità… vediamo, anche in questo caso…

libus

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