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Tonio si tuffò nella nebbia. Era rimasto nell’atrio del cinema insieme a Marco perché alle ventidue sarebbe passato il tram, il suo rumore gli sarebbe servito per orientarsi nel buio.
Avanzò tastando il muro ghiacciato con la mano, mentre da lontano arrivava un ticchettio di scarpe femminili. Poi sentì avvicinarsi tonfi regolari e lenti: scarpe da uomo con suole di gomma.
Annusò l’aria: lo sconosciuto puzzava di alcool e di materia decomposta.
Frutta e verdura erano finite, anche i cereali secchi cominciavano a scarseggiare.
Poi sarebbe stato il turno degli animali…e sarebbero finiti anche quelli, e poi?
Rabbrividì di terrore.
Sentì un colpo e lo scricchiolio di un osso prima di capire che era uno dei suoi.
Un rivolo di sangue gli colò viscido sul viso fino alle labbra lasciandogli sapore di ruggine. Immaginò una sorte terribile, l’uomo non l’avrebbe ucciso subito con il rischio di farlo deteriorare, attaccato dalle larve degli insetti che ancora resistevano al freddo.
Avrebbe agito con parsimonia.
Lo avrebbe consumato a pezzi. Tagliato il primo, avrebbe tenuto in vita il resto del corpo, per farlo durare più a lungo possibile.
Chissà da dove avrebbe iniziato, da un braccio o una gamba?
Sarebbe dipeso da quanta fame avrebbe avuto.
Si sentì svenire, sentendo una mano sulla spalla.
“ Uè, Tonìn, ‘nduma” Disse Marco, che gli era stato sempre dietro.
“Hai preso un palo, niente di grave. Bel film, che titolo!
La mano che spense il sole, però i cannibali erano terrificanti…non ti sarai impressionato?”

 

 

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