Tag

I CONTENUTI ESPLICITI DI QUESTO RACCONTO NE RISERVANO LA LETTURA ESCLUSIVAMENTE AGLI ADULTI.

Steso su un fianco, una mano a reggersi la testa, guarda dritto in mezzo alle mie gambe aperte con un’espressione severa che potrebbe essere assolutamente vera.
– Sei la mia bambina. Una bambina con la fica da donna. Questa fica morbida, gonfia, pelosa, stillante desiderio, che tieni spalancata adesso davanti ai miei occhi. Un’ostrica profumata di mare, vorace e inerme. Una pianta carnivora.
– Hai paura che ti divori?
Sposta lo sguardo sul mio viso e inarca un sopracciglio.
– No, perché sei la mia creazione. Ho creato io la bambina che sei diventata. Sono miei i tuoi pudori da ragazzina e i capricci infantili, appartengono a me soltanto le tue labbra, quelle labbra rosa, tenere, che si piegano nel broncio. Sei viziosa e innocente, ingenua e scandalosa, provochi, scappi, seduci, ma non mi divorerai perché giochi.
– Mhm… che bambina cattiva
– Si, una bambina cattiva che adesso si prende una bella punizione senza fiatare.
– No! Non ho fatto nulla! – protesto con voce piagnucolosa che ottiene solo l’effetto di confermare le sue parole.
– Ma io adoro punirti senza motivo – la sua mano mi allaccia un polso mentre si solleva, calmissimo, a sedere sul letto. Riconosco in fondo ai suoi occhi quel lampo di ferocia e di desiderio che mi è familiare. In un attimo realizzo che non avrò scampo e cerco di ritardare al massimo il mio imminente supplizio. La mia resistenza riesce solo a fargli aumentare la presa e mi tira con forza verso di sé. Rigida come un ramo, punto i piedi sul lenzuolo, ma lui è troppo più forte e mi ritrovo scompostamente supina, col ventre sulle sue ginocchia.
– Ferma! – una mano mi preme fra le scapole, mentre l’altra cerca di domare le mie gambe che scalciano.
– Lasciami, lasciami! Non voglio
– Tanto lo sai che adesso le prendi, se fai così è peggio.
Come fa ad essere così calmo? Io sono già madida di sudore, mi sbatto, m’inarco, cerco di sfuggirgli, lui si muove pochissimo, lentissimo e dal contatto del mio corpo contro il suo mi accorgo del controllo che ha su ogni muscolo. Capisco che tutto quel dimenarmi mi costa una fatica che esaurirà le mie forze in breve tempo, mentre lui non sta sprecando alcuna energia. Posso solo giocarmi la carta delle parole.
– Non ti azzardare, bastardo brevimembro.
– Ti sembrava breve quello che ti scavava le viscere poco fa?
Davvero non so come faccia, ma una alla volta mi porta le braccia dietro la schiena, stringendole con una mano all’altezza dei polsi. M’incantano le sue mani possessive, ma ancora ribatto e già non so più se lo faccio per contrastarlo o per aizzarlo.
– Di che parli? Ah, quello. Non mi ha. Fatto. Nemmeno il. Solletico.
– Vediamo se te lo faccio ora, il solletico.
Sento la sua mano libera aprirmi le gambe e andarsi a bagnare là dove sono più indifesa ed esposta. Nel piccolo mare che mi galleggia fra le cosce. E adesso lo so che non ho più scampo, che quando si accorgerà come sono eccitata, non avrà alcuna esitazione. E io voglio che non esiti.
– Lo vedi che vai punita, bambina? Sei fradicia
Il piacere comincia allora, un piacere squisitamente mentale, che mi svuota la mente e gonfia le mie cellule cerebrali fino a ridurle in una bolla gassosa, aerea, del tutto inconsistente. E che fa arrendere ogni mio muscolo.
Non la vedo, ma ad occhi chiusi la sento, la mano che si alza ad una trentina di centimetri dal mio corpo e che poi viene lasciata cadere, per gravità, aperta sulla mia natica destra. Non ci ha messo forza, ma solo il suono della pelle contro la pelle mi fa tendere come una fascina.
– Questo
Il secondo colpo mi raggiunge sulla natica sinistra. Ma stavolta mi strappa il fiato.
– è quello che succede
Il terzo colpo, al centro. Forte, al peso della mano ha aggiunto intenzione, energia. Mi scappa un grido soffocato e mi maledico: proprio non vorrei dargli la soddisfazione di sentirmi gridare.
– alle bambine
Il quarto colpo, preciso, con vigore.
– oscene come te.
Il quinto, con impeto ora, deciso. E io urlo, senza più controllo.
Si ferma un attimo, la mano che mi colpiva s’insinua nel mio solco; due dita indagatrici, sfrontate: pollice e indice violano contemporaneamente i due ingressi che ha a disposizione e si chiudono ad anello intorno alla sottile parete che separa le due cavità.
– Sì
La mia resa lo rende feroce e io mi chiedo come faccia a non avere pietà di fronte alla remissione di ogni difesa, di ogni appello alla mia coscienza. Infierisce, sempre, quando mi vede in fondo all’abisso, finché mi trova.
Ricomincia, alternando sculaccioni a carezze prolungate. E non c’è più differenza tra colpi e carezze: sono tutte carezze di varia intensità. Non c’è scambio termico: la mia pelle e la sua pelle hanno identica temperatura. Non c’è distanza, separazione, dislivello: siamo uno. L’uno il reciproco, il complementare, lo specchio dell’altro.
Sto piangendo. Perdo lacrime, saliva, succo di fica. Perdo me stessa e mi ritrovo. Tiro su col naso e non riesco a muovere le braccia che mi ha liberato. Mi brucia il culo, mi brucia la pancia, la schiena, la bocca, la fica. Mi brucia. Piango sommessa, abbandonata sulle sue ginocchia. E lo sento: l’ansimo corto dell’animale che è stato, il suo torace che si espande e si rilassa, i muscoli delle cosce che tremano impercettibilmente sotto di me. La sua mano mi sfiora, prima di appoggiarsi sulle mie natiche in fiamme. Vorrei sentire quello che sente lui, adesso. Quel calore diffuso, il sangue affluito sotto la pelle.
– Girati – una voce che è un soffio, che viene da lontano.
Mi ribalta dolcemente, le braccia che mi avvolgono e poi affonda il viso nella mia pancia.
– Vorrei essere qui
– Qui?
– Si, qui, qui dentro – dice contro il mio ventre – Vorrei poterti entrare dentro tutto, bambina.

 

Annunci