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ron-sguisccc ron-sguisccc ron-sguisccc le spazzole tengono ancora bene e nello spazio tra due sguisccc le gocce fanno una conversevole presenza ricoprendo nuovamente il vetro fermo al semaforo con me là dietro sprofondata in un torpore cervicaldolente che mi causa momentanea distr-azione se non fosse per il rosso rotondo che taglieggia la retina destra e mi rimanda ad altri lampi di colore come quello del serbatoio della Guzzi di papà dal quale cercavo di graffiare via con l’unghia quella macchia nera a forma di aquilotto stando tra il comodo schienale del suo torace ed il vento che mi faceva socchiudere gli occhi soffocandomi quasi e sarà per quella vecchia abitudine di chiudere gli occhi se mi sono sempre concentrata sulle cose che non appaiono subito ma si avvertono lo stesso come il tono delle parole ancora prima di interpretarne il significato riconoscere le bugie dall’alterazione della voce dal ritmo del respiro o sentire un profumo sconosciuto sopra un collo di camicia leggere i gesti prima di sentire le parole  mi piaceva l’aria sulla faccia anche se non mi faceva respirare era un soffocare stranamente energizzante non come il difetto d’aria che mi ha fatto annaspare in quelle sale d’attesa dove il gelo mi artigliava la schiena e lei sorridendo faceva coraggio a me che non le ho mai saputo mentire molto bene sorrideva nonostante avvertisse la bugia nelle parole rassicuranti che ci passavamo di bocca in bocca come bolo preconfezionato tutti impegnati a inventare anni e futuro per le sue orecchie di uccellino nella rete con gli occhi troppo tondi e le ossa spolpate adesso occhieggia il verde ronza appena il motore fa un piccolo balzo di intrepida tigre ma già rassegnata alla prossima sosta perché a fermarsi di continuo si perde la voglia della corsa quella di oltrepassare l’orizzonte e gli arcobaleni divengono sempre più sbiaditi ché succede sempre così si procede per salti tutto parcellizzato tutto quantizzato lo sono anche i piccoli pacchetti di felicità che ti piovono addosso mentre tu cerchi l’effetto continuo la persistenza della gioia come le immagini fluide sulla retina c’è traffico ed è subito rosso di nuovo e se succede di sera domani forse sorrido anche cappuccetto aveva qualcosa di rosso e non so bene se tifassi per il lupo che per l’ordine naturale delle cose nel bosco ci stava proprio bene o per la bimba che invece tra il verde del bosco mi sembrava fuori posto e mi è rimasta ancora una certa difficoltà a separare buoni e cattivi secondo una tassonomia convenzionale ma chissà cosa guarda il mio vicino di stop i suoi occhi mi passano oltre come se fossi invisibile perché vediamo solo le cose che vogliamo vedere come bravi fotografi mettiamo a fuoco e isoliamo dalla scena solo qualche dettaglio e il resto resta tutto nella nebbia come se non esistesse vediamo solo una parte del mondo come se guardassimo dalla finestra giusto uno scorcio come un quadro come un racconto breve quegli occhi mi oltrepassano escono dall’altro lato dell’auto fino alla capinera sul ramo d’arbusto annerito di uno scuro mimetico da città e hanno uno sguardo tenero finché il fuoco si arresta sul mio viso intruso e allora la tenerezza si rinserra dietro le sbarre di un disappunto forse per la vergogna di essersi mostrata troppo discinta come se solo i bambini avessero il privilegio della meraviglia e di poterla mostrare senza veli per fortuna è finita la pioggia ma ha lasciato un lucido da ceramica sui petali dei papaveri come spesso succede la bellezza nasce per caso e ti coglie per caso come in quella vecchia foto dei bambini anche loro fiorellini tra papaveri e margherite che non sai mai che magnifico periodo stai vivendo quando sono ancora piccoli al sicuro accerchiati dalle tue braccia che poi diventeranno troppo corte per contenere tutto il loro mondo e una parte inevitabilmente ne resterà fuori e tu con essa e ancora non sai che tante cose non potrai scansarle il passare del tempo il logorio delle giunture non sai che potrai solo fare finta di accettarle e anche essere molto convincente anche se ti arrabbi lo stesso e non solo le cose succedono per caso ma anche fuori tempo e non ci puoi fare niente contro questo sfasamento temporale cosmico il disguido sembra essere l’imperativo mi sto annoiando e quasi quasi mi fermo e scendo come se si potesse scegliere la fermata che se ci fosse un disegno di penna a tratti sottili sarebbe più facile seguire la traccia schivare nel caso gli intralci ma i progetti presuppongono la lungimiranza la perfetta successione di causa ed effetto e non ho voglia di spasseggiarmi in questo giorno da diporto se avessi voglia di movimento me ne andrei al porto che mi dà sempre il sapore dell’avventura peccato che soffro il mal di mare e non so essere marinaio di quelli dalle promesse facili molte non mantenute molte consapevolmente tradite ché a tradire ci vuole coraggio quello di graffiare sapendo di fare male allora senza ardimento non mi resta che stare coi sassi ancorati alle caviglie usare per zavorra le pigrizie e le motivazioni ad arte fatte e se a navigare non sono buona neppure a volare riuscirei perché anche per quello ci vuole un bel piano e senza progetto al massimo svolazzo sul tetto e da lì potrei vedere tutto in avanti fino all’orizzonte ed anche di lato ed all’indietro fino a rintracciare qualche prova tangibile di me come un certificato di esistenza ché talvolta non mi riconosco tutta per intero o forse è che mi manca qualche pezzo che si sarà perduto o sgretolato per incuria per stanchezza o solo perché niente dura e dobbiamo fare i conti con l’usura con l’attrito e con i cambiamenti e ci siamo anche guardate una volta negli occhi io e la me bambina provando la scintilla di una intesa quasi un occhiolino siamo state felici di incontrarci e chi lo sa che cosa aveva in mente con le sue scarpe di vernice il fiocco sulla testa parlando di inventari penso che sì dovrei decidermi e buttare tutte le cose vecchie o quantomeno fare ordine buttare via qualcosa se anche a liberare i cassetti non ci volesse coraggio si svuotano facilmente se il contenuto ci va troppo stretto se è indifferente ma l’indifferenza fa morire allora meglio riempirne di nuovi e lasciare lì dimenticate le cose passate ad accumularsi e sì farò così le porterò in garage che è il primo passo verso la spazzatura e intanto faccio spazio mi compro un nuovo armadio e adesso credo di trovarmi in questa pagina perché qualcuno mi ci ha messo e di me non so niente forse neppure il mio ideatore ha pensato a darmi una parte ben precisa da interpretare e quindi dovrò trovarla da sola e lo farò andando a braccio senza copione vivendo qui e a ogni incontro con un passante scoprirò qualcosa di me e metterò in archivio la scoperta e se ci fosse uno strizzacervelli la fuori forse potrebbe dirne di più… ma non si aspetti che lo paghi per giunta 🙂

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