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Profumo di primavera. Sull’erba tiepida e tenera del campo adiacente al ciliegio ormai sfiorito, il maestro Zen si trascinava carponi da ore. Ad ogni stentato movimento del corpo del vecchio, le articolazioni cigolavano unendosi al cinguettio del pettirosso digitale, nascosto tra le fronde del ciliegio.
‒ “Perché camminate a quattro zampe, maestro?” ‒ chiese Uh-Ruhr, il suo allievo prediletto.
‒ “Per cercare meglio” ‒ rispose il maestro, abbozzando un sorriso.
‒ “C’è un senso particolare in tale ricerca, maestro?”
‒ “Meglio usarli tutti insieme, figliolo: accarezza la terra, annusa l’erba, odi il fruscio del tuo strisciare, gusta il sapore aspro dei pollini e, nel contempo… guarda oltre”.
Uh-Ruhr s’inginocchiò accanto al vecchio saggio e prese ad imitarne la gestualità accurata. Il sole inondava il campo di luce, tanto che il giovane adepto fu costretto a serrare appena gli occhi.
‒ “Maestro, qualcosa luccica nel pugno chiuso della vostra mano destra.”
In effetti, la mano del vecchio saggio stringeva un piccolo oggetto di metallo.
‒ “Bravo, figliolo. Mi hai aiutato a trovare ciò che tenevo stretto in pugno” ‒ lo schernì velatamente il santone.
L’allievo sospirò sconsolato.
‒ “Maestro… perché non so distinguere quando mi prendete in giro da quando parlate sul serio!”
‒ “Perché ogni cosa sfuma sempre in qualcos’altro.”
Uh-Ruhr fu colto da un improvviso deja-vù e la sensazione di aver già vissuto tale momento altre infinite volte gli comunicò un vago senso di vertigine rotatoria. Si abbandonò alla giostra, scambiando più volte posto e identità con il maestro. Infine tornò al dunque.
‒ “Maestro, insomma, che cosa state cercando?”
‒ “La mia casa. L’ho persa” ‒ rispose il maestro, senza interrompere la sua ricerca.
‒ “Ma… ma… maestro, la vostra dimora è presso il tempio, a fondo valle!”
‒ “E allora?”
‒ “E allora perché la cercate qui?”
‒ “Qui sarà più facile trovarla: c’è molta più luce.”
E detto fatto, infilò la chiave che teneva in mano in una fessura nel terreno. Si udì lo scatto di una serratura, la porta si aprì ed entrambi precipitarono nelle viscere della terra.
‒ “E’ un in-incantesimo? Un m-maleficio?” ‒ chiese Uh-Ruhr tartagliando nelle tenebre.
‒ “Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia tu mi sembri una malia” ‒ rispose il maestro, sorridendo così intensamente da far arricciare il buio con la sola forza dei muscoli mimici.
‒ “Ho paura, maestro.”
‒ “Non temere Uh-Ruhr: abbiamo usato bene la luce, trovando le tenebre”.
‒ “Maestro, ho un dubbio sul significato di ciò che non vedo: la nostra casa è il ventre della terra o sono le tenebre?”
‒ “Da quando abiti a casa mia, figliolo? Comunque, non importa dove porti la porta, basta che approdi in nuovi porti, quindi non porti risposte oziose, Uh-Ruhr: nel culto di mercato, l’importante è la domanda. E l’offerta.”
‒ “Mi state di nuovo prendendo per il culto, vero maestro?”
‒ “Non sono un vero maestro. Nulla è abbastanza vero da non essere poco più di un sentimento. Ti amo, Uh-Ruhr.”
‒ “Questo già lo sapevo, maestro, o almeno, ne avevo il presentimento” ‒ rispose il ragazzo e sentì formicolare la pelle in religioso silenzio, nell’atto di sporgersi oltre l’orlo del culto.
‒ “Lo spazio è infinito, figliolo, come possiamo sperare di colmarlo? L’essenza della ricerca è il viaggio in sé, metafora del pellegrinaggio dell’uomo sia nello spazio-tempo che nell’uomo stesso.”
E a riprova di ciò, con lievi moti sussultori del suo bacino artrosico, il vecchio si inoltrò nel corpo del suo adepto.
‒ “Capisci, Uh-Ruhr” ‒ riprese ‒ “l’esperimento Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization 2 (BICEP2) ha individuato le impronte della luce cosmica più antica dell’universo, poco dopo il big bang, una luce provocata dalle onde gravitazionali che oscillavano attraverso il tessuto dello spazio-tempo nell’universo primordiale. Tali increspature primordiali corroborano la teoria cosmologica dell’inflazione e con essa l’esistenza di molti universi, ciascuno regolato da proprie leggi fisiche, che insieme al nostro galleggiano come bollicine in una coppa di spumante. Mi stai ascoltando?”
L’adepto, colto in fallo, s’affrettò a scusarsi tutto contrito.
‒ “Chiedo venia, maestro, ma penetrare i significati più reconditi della materia mi distrae. Sento un prurito elettrico salirmi su lungo la schiena e intorbidarmi ogni pensiero.”
‒ “Concentrati!” ‒ gridò il maestro, mollandogli uno schiaffo sulle chiappe nude ‒ “Qual è la dimora dell’uomo?”
‒ “Lo spazio? Il tempo? Lo s-spazio-tempo? Il viaggio? Ghhh… l’universo, o meglio, il multiverso? Una bollicina di spumante? Ohh…”
Il maestro si ritrasse senza venire al dunque, lasciando l’adepto a galleggiare nel vuoto, colmo di frustrazione.
‒ “Accomodati sulla poltrona in similpelle bordeaux, Uh-Ruhr, voglio raccontarti una storia.”
Il ragazzo scrutò l’oscurità del ventre della terra, non trovando niente di vano del pensiero. Allora si sedette su uno strato di roccia porosa.
‒ “Il movimento è l’essenza principale degli esseri viventi, è ciò che li distingue dalla materia inerte, è ciò che differenzia l’uomo da un masso e da un paracarro. Esci dalla tua terra e và, dove ti mostrerò: ecco il simbolismo del viaggio, caratterizzante l’uomo come cammino di perfezione, sentiero di purificazione, via di liberazione, passeggiata al centro commerciale, percorso spirituale, itinerario mistico…”
‒ “Eppure il richiamo di casa spesso è irresistibile, maestro. Dobbiamo tornare a casa, sembra che non ci siano altre possibilità.”
‒ “Ed ecco l’eterno ritorno di Nietzsche, nonché l’eterna partenza di Ivano Fossati.”
‒ “La mia banda suona il rock.”
‒ “Già” ‒ convenne il maestro gratificando l’allievo di un cenno d’assenza, per poi proseguire nel suo narrare trasognato ‒ “ora, Uh-Ruhr, voglio che tu stia molto attento a questa storia.”
La terra si raccolse in rinnovato silenzio attorno alle parole del maestro, così rapita nell’ascolto da restare completamente immobile. Il vecchio saggio riprese a parlare.
‒ “Un giorno una vecchietta con l’Alzheimer, di ritorno dalla spesa nell’ipermercato rionale, trovò a sbarrarle la strada un viale molto trafficato. Rimase per ore impietrita osservando lo sfrecciare ostinato delle macchine sulla strada che le impediva la via di casa.”
‒ “Poverina…” ‒ si lasciò sfuggire Uh-Ruhr, sinceramente partecipe.
‒ “Quando la vecchina stava ormai per desistere, rinunciando a tornare a casa e a volgere altrove il suo sguardo, scorse uno scout che camminava sull’altro lato della strada. Rianimatasi e piena di speranza gridò nella direzione del ragazzo – ‘Bravo ragazzo! Ehi, bravo ragazzo! Potresti aiutarmi a raggiungere la mia casa che sta sull’altro lato della strada?’”
Uh-Ruhr s’era così immedesimato che fece il gesto d’alzarsi per correre in soccorso della vecchietta, ma prima che potesse farlo, il maestro completò la storia.
‒ “Dopo essersi guardato intorno, lo scout urlò di rimando alla vecchia: ‘Signora, ma lei è già sull’altro lato della strada’.”

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