Tag

, , , , , , , , , , ,

Mi ricordo che faceva dondolare una pantofola, in bilico sulle dita di un piede, mentre parlava tranquillamente al telefono, ancora in vestaglia.
Nonostante fossimo già in ritardo manteneva la calma e l’indolente rilassatezza di una gatta. Aveva appena alzato le palpebre per darmi una sbirciata e mi aveva fatto un cenno oscillando un paio di volte su e giù la mano sul polso.
<<Non agitarti, tanto lo sai che arriveremo in tempo.>>
<<Sì, sempre per il rotto della cuffia, salvo imprevisti>> pensavo.
Ma lei non considerava mai la possibilità di un imprevisto.
Era da sempre così, noi due, gemelle simili e diverse. Abitavamo e lavoravamo assieme, io avevo il ruolo di navigatore e lei era il pilota. Io misuravo i centimetri, programmavo le marce, le sterzate, lei eseguiva, ma spesso improvvisava.
Io analizzavo i più piccoli dettagli e tutte le minuzie dell’insieme, lei vedeva il quadro della situazione a colpo d’occhio. E si vestiva anche tenendo in grande considerazione “il colpo d’occhio”. Quelle ciabatte, ad esempio, le aveva viste nella vetrina, ed era subito entrata per comprarle.
<<Ma non credi che…>>
Ero rimasta alle prime parole senza riuscire a finire la frase. Certo, belle lo erano davvero: rosso acceso, tacco altissimo, che a calzarle ti senti su un piedistallo e ti vedi già più bella.
<<Ma le ciabatte da casa non sono per farti sentire strafiga,>> avrei voluto dire << voglio vederti mentre passi l’aspirapolvere ancheggiando.>>
E di fatto, lei non passava mai l’aspirapolvere.
Da quando eravamo bambine non era cambiato niente.
Se la palla cadeva dai vicini, io calcolavo l’altezza della siepe divisoria e quanti volumi dell’enciclopedia, messi uno sull’altro, ci sarebbero voluti per permetterci di scavalcarla, mentre lei si metteva a gridare con voce piagnucolosa: <<Signori vicini… ci è caduta la palla, ce la ridate? Oh! Grazie.>>
Era lei quella delle esclamazioni, della mimica facciale che precedeva il pensiero, mentre io pensavo già con le parole, usando la grammatica. Facendo così, però impiegavo più tempo a reagire, a rispondere. Le sue parole, o meglio le sue esclamazioni poco articolate, partivano ancora prima che lei avesse pensato cosa dire e mi batteva sempre sul tempo.
Lei cucinava benissimo, inventava nuove combinazioni, salvo finire con un toast se io avessi dimenticato di fare la lista della spesa. Mentre lei decorava la torta a me toccava andare a scovare un panificio che fosse ancora aperto. Io dialogavo con il mondo, ero la vocina che recitava la scadenza della revisione dell’auto, della dichiarazione dei redditi. Lei sognava.
Lei creava, io usavo il bancomat.
Solo sulla musica avevamo gli stessi gusti
<<Che suoni trascinanti, che armonia, bella vero?>> diceva lei
<< Bella sì, che melodia e poi, un’esecuzione perfetta!>> rispondevo.
Su Sergio entrambe ci trovammo d’accordo.
Ci sembrò un brano musicale.
E fu in quella occasione che decisi di dare la stura a tutte quelle manifestazioni del mio emisfero destro, che per lungo tempo erano state tenute a bada dal prepotente emisfero sinistro.
Mi sorpresi sentendo la mia voce che, anticipando il mio stesso pensiero, diceva
<<Non preoccuparti, Sergio non sa se potrà venire a teatro e poi ti vedo stanca e molto tirata, riposati pure, io uscirò a fare un giro. Ci vediamo più tardi.>>
Certo il dettaglio della frase “stanca e molto tirata” continuava ad essere frutto della parte sinistra, logica e calcolatrice, che sapeva bene come quei termini l’avrebbero fatta desistere dall’uscire di casa.
Con un unico gesto impulsivo le sfilai dai piedi quei sandali rossi, che pantofole non erano affatto, sibilando un secco: <<Prestameli.>>
Li calzai, incoronandoli così a simbolo della rivolta, ci stavano anche bene con l’attillato tubino nero che avevo indossato, e con un sorriso smagliante mi precipitai giù per le scale ticchettando rumorosamente per non tardare all’appuntamento con Sergio.
Non feci alcuna previsione per la serata, non mi preoccupai neanche se, nella fretta, avessi potuto dimenticare le chiavi, (anche perché, tempo prima, ne avevo lasciato una copia di riserva nascosta in garage), e andai all’appuntamento con i miei due emisferi ben connessi e collaboranti.

 

 

Annunci