lucertola

─ Lascia in pace quella povera bestia, Giovanni!

Macché… parole al vento le mie, buone solo a prendere le distanze dalla faccenda prima di girarmi dall’altra parte e tuffarmi tra le pagine profumate del Corriere.

Giovanni tanto non ascolta. Del resto, non ero anch’io così alla sua età?

La smetterà, ne sono certo, solo dopo che l’avrà presa, se mai dovesse riuscire a prenderla viva quella bestiola. In fondo vuole solo giocare un po’con lei, sfiorare la sua pelle con le dita, stringerle delicatamente il collo, sentire i suoi fianchi scoppiare, vederla morire da vicino.

Gridolini eccitati sottolineano le fasi salienti della sua caccia e mi distolgono dalla lettura. A tratti alzo lo sguardo oltre l’orizzonte di carta del giornale: Teresa non si vede ancora, riprendo a leggere.

Lui mi guarda lo sento, mi chiama lo ignoro, reclama attenzioni,  giro pagina; lui allora si avvicina e dà un calcio al giornale, colpisce in pieno Letta sul naso. Giro ancora pagina: C’è un nuovo governo.

  Adesso basta, smettila! e vai a giocare con gli altri bambini piuttosto, hai capito?

«Questi grandi… non capiscono proprio nulla della vita»

Stai pensando qualcosa del genere eh Giovanni? lo indovino dalla severità del tuo sguardo che buca il giornale e mi incenerisce, e in fondo non hai tutti i torti.

Io però non mollo, ho cose più importanti cui pensare: la crisi, il lavoro e tutto il resto.

Giovanni rimane per un po’ a guardarmi, poi riparte di scatto incurante dei miei avvertimenti, rialzo lo sguardo ma lui non c’è  più, sparito dietro una siepe di biancospino.

 ─Ti ho detto di lasciare in pace quella povera bestia, Giovanni!

Riemerge, si ferma. Ma che fa? Fissa un punto nel prato, ha in mano qualcosa, una pietra. Tende lentamente  il braccio, prende la mira e, e…Un sibilo, poi  il rumore sordo di una pietra che ruzzola sull’erba accompagnato da un grido esagitato di trionfo. L’ha presa?

L’hai presa?

…L’ha presa.

D’un tratto si blocca, si china, mi guarda, è perplesso. Si stende sul prato col viso nell’erba, osserva, tace.

 Una codina saltellante gli rimbalza sul naso e un brivido freddo gli attraversa la schiena sudata. La lucertola è salva, ma ha dovuto sacrificare una parte di sé, la sua bella codina.

Si rialza, Giovanni, è sporco di erba, raccoglie il trofeo mutilato e corre verso di me.

─ E adesso pà?

E adesso niente, hai visto cosa hai combinato?

Non sembra pentito, ma un poco deluso, osserva da vicino la lucertola impaurita, la scruta, la gira, la tocca ma non trova risposte.

Non preoccuparti Giannino, è solo quell’inesorabile frustrazione che accompagna sempre ogni desiderio realizzato, capita anche ai grandi sai?  Lasciala andare, non puoi fare altro.

Non capisce. Le sussurra qualcosa sulla pelle smeraldo poi la poggia sull’erba e riparte per una nuova caccia.

Un attimo di incredulità poi anche lei si allontana. Dapprima con incedere claudicante poi via via più sicura. Sembra di cogliere in lei un fiero rimprovero per l’inutile sacrificio cui è stata costretta.

impiegherà mesi per ricrescere, la nuova coda, ma sarà del colore della terra, non avrà più quel riflesso oltremare della pelle perduta.

Ripongo il giornale, mi chino in avanti e la cerco con lo sguardo tra l’erba alta, ma dov’è finita? Eccola! Agganciata a un filo d’erba tremolante, fa un pieno di sole prima di andarsene. La vista mi si confonde, si sdoppia, si incrocia, la perdo e la ritrovo dove l’avevo lasciata. Il sole è alto, accecante. Le tessere colorate della sua pelle smeraldo sembrano scomporsi e ricomporsi come in un caleidoscopio vivo, poi si scompongono ancora e per un attimo mi lasciano intravvedere le parole che Giovanni vi ha impresso: “Ti riprenderò! ”.

 Ma forse è solo un’allucinazione, la mia, il riverbero del sole, chissà.

Due colpi di clacson, eccola Teresa, Mi guarda severa senza scendere dall’auto, vuol rimproverarmi, la conosco bene, di non essermi impegnato abbastanza per evitare che Giovanni si sporcasse.  La sua sola preoccupazione! Come se fosse facile poi.

─ Santo Giovanni Lascia in pace quella povera bestia. Continuavo a ripetere meccanicamente.

─ E non sporcarti che la mamma si incazza. Aggiungevo poi alzando ironicamente il tono della voce  per essere sentito da lei prima di girarmi dall’altra parte e rituffarmi tra le pagine del Corriere.

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