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spiaggia-ombrelloni


Lieve brezza tiepida.
‒ C… A… S… A… casa! Ho indovinato? ‒ domandò Mattia tutto eccitato
‒ Sì ‒ rispose Sara sbuffando d’insofferenza.
Che senso aveva giocare a “parole sulla pelle” col fratellino se le parole dovevano essere per forza così facili? Lasciò cadere la maglietta arrotolata di Mattia che, forse a causa dall’ostinazione trasudante dal corpo su cui era calzata, restò appesa al collo abbronzato del bambino.
‒ Sara, ti prego… ancora! Abbiamo fatto solo quattro parole! ‒ pigolò la schiena nuda.
‒ Lasciami riposare un po’, adesso ‒ replicò la sorella maggiore, volgendo l’attenzione prima al riflesso del sole sul mare, poi alla fila di ombrelloni successiva dove un gruppo di adolescenti s’era raccolto attorno a un i-Pad.
Dal bagnasciuga arrivò una zaffata più intensa di salsedine. Gradualmente, il lamento di Mattia si trasformò in pianto.
‒ Sara, gioca ancora un po’ con Mattia, per favore ‒ interloquì la madre stesa sul lettino ‒ dopo lo porto via con me a fare una passeggiata.
La ragazza si guardò le unghie e, con un sospiro rassegnato, tornò a scrivere con l’indice sulla schiena del bambino.
‒ Pronto? Attento che inizio.
‒ T… R… A… S… U…. aspetta… B… A… N… trasu… T… E… trasetu… mamma! Sara mi fa le parole difficili!
‒ Non era una parola difficile! C’era anche poche righe prima, nel racconto: trasudante. Poteva arrivarci. Bastava leggere…
‒ Sì che era difficile, invece!
‒ Sara… ‒ scongiurò la madre a voce bassa, con tono di lieve rimprovero.
‒ Ok, ok…
La ragazza alzò gli occhi al cielo, riprese posizione e tornò a scrivere con l’indice sulla pelle del fratello.
‒ P… A… S…. T… A… pasta! Ho indovinato? ‒ gridò Mattia.
‒ No. La prima era un B: basta ‒ disse Sara.
‒ Basta?
‒ Ok, basta ‒ convenne acida la sorella maggiore e con un ghigno soddisfatto stretto tra i denti lasciò di stucco il fratellino per dirigersi verso i coetanei della fila di ombrelloni adiacente.
Mezz’ora dopo, la mamma sparì all’orizzonte insieme a Mattia e il grosso del gruppo di adolescenti si trasferì all’estremità del pontile per cimentarsi in una serie di tuffi acrobatici. Sotto l’ombrellone rimasero soltanto Sara e Alessandro.
‒ Preferivi fare il bagno?
‒ No, qui con te sto bene lo stesso. Anzi meglio.
Sorrisero entrambi, forse più di quanto fosse necessario. Poi Alex fissò la ragazza con tale intensità da costringerla a chinare il capo e a cercare di dissimulare l’imbarazzo fingendo di guardarsi le unghie.
‒ Sai giocare a “parole sulla pelle”? ‒ chiese Sara d’un tratto.
‒ No.
‒ E’ facile: io scrivo una parola sulla tua schiena e tu devi indovinarla.
‒ Ok.
‒ Inizio io, così vedi come si fa.
Pochi millimetri prima di toccare la pelle di Alex, però, Sara fu presa dal panico: nel farsi avanti così d’istinto non s’era resa conto d’essere finita di slancio al centro del palcoscenico, sotto i riflettori del giudizio del ragazzo. Quale era la parola giusta? Quella capace di elevarla, di farla crescere nella considerazione di Alex? Non poteva certo fare affidamento su parole banali o da bambini, né scadere nel volgare comunicando l’impressione di essere una ragazza facile.
‒ Allora?
‒ Arrivo… sto pensando.
Poi l’illuminazione: il libro di poesie erotiche nel comodino di mamma. Ce n’era una che l’aveva colpita in modo particolare, tanto che era andata a cercarsi su Google il significato di alcuni termini. “Afrore di donna”, s’intitolava ed era piena di parole che dopo la lettura le avevano camminato a lungo su è giù per la pelle. Ebbene, si disse con piglio coraggioso, “afrore” sia.
L’indice tracciò i segmenti curvi e rettilinei delle lettere con precisione millimetrica, quasi elettrizzato nel contatto.
Alex rimase assorto ad ascoltare la sua pelle parlargli in una lingua sconosciuta. Infine si riscosse.
‒ Amore? Hai scritto… amore?
Sara avvampò e s’affrettò a bacchettarlo.
‒ Ma no, Alex! Ho scritto “afrore” ‒ disse tradendo un’evidente delusione ‒ *Afrore*, capisci? Sai cos’è?
‒ No.
Breve pausa.
‒ Va beh… lo stesso, non è colpa tua. Era una parola troppo difficile.
Che fallimento! Possibile che Alex fosse ancora così bambino da non conoscere una parola come afrore? Solo qualche tempo dopo, Sara vide le cose anche da un punto di vista diverso. Alex aveva indovinato. E aveva indovinato una parola ben più difficile.

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